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  • Pagine: 164
  • ISBN: 9788859140467

Edito da Aletti Editore ecco a voi La gabbia degli innocenti. Immagine in copertina di Francesco Deriu.

Trama

Brian Walsh è un famoso giornalista di cronaca nera. Lui ha fiuto per le notizie, e la notizia che gli è capitata tra le mani è davvero succulenta. Qualcuno però non vuole che si indaghi, che si scavi alla ricerca della verità, così Brian viene ucciso. Altri però sanno e minacciano di rivelare ogni cosa, solo il detective Ethan Blake e Joe possono sbrigliare la matassa di intrighi e scoprire chi si nasconde nell'oscurità, prima che non vi sia più nessuno che possa parlare.

Distributori: Un Libro - IBS - LibroCo laFeltrinelli libreriauniversiataria.it Libraccio

Come nasce il libro

A differenza dei miei precedenti libri, La gabbia degli innocenti non nasce da un'idea sulla trama, ma dai personaggi, dai due progatonisti di questo libri. In effetti sono stati loro a crearsi da soli la storia, io solo dovuto buttarla su carta.

Scherzi a parte, la storia nasce proprio dall'idea di questi due personaggi; la trama, l'intrico e le indagini, sono stati quasi una naturale conseguenza.

I pareri dei lettori

"Un modo di approcciare tra i personaggi sarcastico e piacevole, che strappa un sorriso nonostante i fatti di cronaca che stiano accadendo durante la vicenda." Hobby Book

Direttamente dal libro

Capitolo 3

Ore 23.47 di un normalissimo venerdì sera. Brian Walsh, giornalista di cronaca nera del Chronicles, nonché autore di svariati articoli scottanti, si trovava nel soggiorno del suo appartamento, seduto al tavolo che, da sito per cene in compagnia, era stato convertito in un più funzionale tavolo da lavoro.

Brian si era seduto a quel tavolo dopo una lunga giornata di lavoro in redazione e, salvo qualche pausa per la cena o un’altra birra, non aveva mai lasciato il suo posto.

A quell’ora di venerdì sera, avrebbe dovuto essere fuori per locali a divertirsi, e normalmente sarebbe stato così, tuttavia Brian aveva qualcosa di molto più importante di cui occuparsi. Brian stava ricontrollando e rivedendo, forse per la centesima volta, il suo ultimo articolo. Un articolo di punta che, proprio perché così importante doveva essere controllato da cima a fondo. Ogni prova, ogni citazione e ogni fonte interpellata dovevano poter essere accertati e provati, se fosse stato necessario.

Era un giornalista attento Brian, e anche molto scrupoloso. Fiutava gli articoli bomba ad un chilometro, ma se non c’erano prove o fatti accertabili e verificabili, Brian non pubblicava nulla.

Troppe volte aveva assistito a carriere irrimediabilmente distrutte per prove false, articoli costruiti su illazioni e denunce per diffamazione. Lui non voleva finire così, ecco perché era così attento. Se c’era da rischiare, Brian non si tirava indietro, ma dovevano esserci prove concrete, altrimenti non muoveva un dito.

C’era chi lo definiva un codardo per questo suo modo di agire, affermando che non avrebbe mai fatto carriera in quel modo, eppure il suo nome era famoso, e i suoi articoli avevano ricevuto premi e riconoscimenti.

Ovviamente notizie scottanti su cui scrivere non ne saltavano fuori di continuo, così, quando non era impegnato a cacciare la sua balena bianca, si occupava dell’ordinaria cronaca nera.

Non era, tuttavia, un articolo di semplice cronaca nera quello su cui stava lavorando Brain a quell’ora di venerdì sera. Poteva considerarsi davvero una grossa balena bianca quell’articolo. Mafia, corruzione di uomini politici, appalti truccati e prostituzione: il meglio (o il peggio a seconda di come si voleva interpretare) della natura umana condensato in un unico punto.

Aveva rischiato grosso per il suo articolo, avevano cercato di metterlo a tacere diverse volte, ma lui aveva resistito. Così, mentre la polizia procedeva con i primi arresti, lui concludeva il suo articolo, per battere sul tempo tutti gli altri giornalisti.

Il tempo che il caso esplodesse e gli altarini si scoprissero, e il suo articolo sarebbe uscito sulla prima pagina del Chronicles, per soddisfare la fame di verità dei lettori.

Capitolo 4

Qualcuno stava bussando alla porta. Ethan provò ad ignorare il rumore nascondendo la testa sotto il cuscino, ma i colpi continuavano. Un fracasso infernale. Ancora un po’ e avrebbero buttato giù la porta.

Si rigirò nel letto cercando di capire in quale posizione fosse finito durante il sonno. Aprì un occhio, ma lo richiuse immediatamente sproloquiando una serie di insulti al sole e ai suoi raggi accecanti.

I colpi alla porta continuavano con insistenza, così Ethan fu costretto a trascinarsi fuori dal letto. Messi i piedi sul pavimento provò ad alzarsi, ma il tentativo fallì miseramente. La testa gli faceva un male del diavolo.

Ci riprovò, e questa volta, anche se barcollando, riuscì a mettersi in posizione eretta. Ad occhi socchiusi Ethan raccattò un paio di pantaloni e una maglietta, che trovò appallottolati ai piedi del letto.

“Arrivo, arrivo” biascicò Ethan reggendosi la testa con la mano.

Arrivare alla porta d’ingresso fu un’impresa, ma mai quanto riuscire ad aprirla. Attraverso lo spiraglio Ethan osservò lo scaricatore di porto che stava tentanto di buttargli giù la porta.

“Signora Blackwood?!” esclamò Ethan. Com’è possibile che questa vecchina abbia tutta questa forza? si chiese mentre toglieva la catena e apriva completamente la porta.

“Ti ho forse svegliato, caro?” chiese la vecchina con tono arzillo. I capelli candidi perfettamente cotonati, e con indosso una sgargiante tuta da ginnastica fucsia.

“Mettiamola così, non è che mi ha cantato una ninna nanna” rispose Ethan stropicciandosi gli occhi “Si è messa a fare palestra, signora Blackwood?” chiese Ethan osservando quelle braccia magroline, che sapeva essere pelle e ossa.

“Sei stato ad ubriacarti, eh?” chiese la donna agitandogli un dito contro.

“L’avrei invitata ad unirsi a me, ma lei rifiuta sempre. Preferisce i suoi compagni di Bingo a questo povero ragazzo” commentò Ethan sbadigliando e grattandosi il mento: forse era il caso di farsi la barba.

“Se solo avessi qualche anno di meno, troverei io il modo di mettere a tacere quella tua lingua impertinente” rispose la signora Blackwood ridendosela. Ethan scosse il capo disgustato alla scena che gli era appena passata per la testa.

“Aveva bisogno di qualcosa, signora Blackwood?” chiese Ethan tentando invano di scacciare quell’immagine raccapricciante dalla sua testa.


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