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  • Pagine: 174
  • ISBN: 978-1-291-44232-8

Trama

Molti anni sono passati da quando Balak è stato sconfitto, ma la pace non sembra poter durare a lungo. Solo un guerriero immortale può preservare la pace e proteggere i popoli dei mondi. Un uomo venne scelte per questo incarico e le conseguenze furono disastrose, ore una nuova creatura è stata scelta per questo ruolo ma nessuno sembra disposto a voler tentare ancora se non un manipolo di mortali e pochi guardiani convinti che questo guerriero saprà finalmente portare la pace.

Terzo capitolo della saga di Suathi

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Come nasce il libro

Dopo aver scritto la storia di Ren ne La messaggera di Sewars e dopo aver scritto le avventure di Elbrighad, Nairk, Kelemir e Melania ne Il Libro della Conoscenza, sentivo che mancava qualcosa, che la storia di questi personaggi non era ancora del tutto finita, che si poteva ancora tirare fuori qualcosa di buono da poter scrivere.

Così ho ripreso in mano i miei amati personaggi, riprendendoli da dove li avevo lasciati, alla fine de Il Libro della Conoscenza, chiedendomi come stesse procedendo la loro vita, cosa stessero facendo dopo quello che avevano passato, in particolare Ren, con un nuovo corpo con cui convivere.

Ogni buon libro che si rispetti però ha bisogno del male, di una nemesi che gli eroi possano e debbano affrontare, e dato che quello che mi apprestavo a scrivere sarebbe stato l'ultimo capitolo di questa trilogia, il pericolo avrebbe dovuto essere maggiore di quanto i protagonisti avessero mai affrontato fino a quel momento.

Da queste premesse è nato Il guerriero immortale, l'ultimo capitolo della trilogia di Suathi, l'ultimo capitolo certo, ma è veramente l'ultimo libro ambientato nell'universo che ho creato? Chi può dirlo con certezza...

Direttamente dal libro

Il tempio era stranamente buio, l'unica luce proveniva da una piccola stanza laterale, che filtrava da dei pesanti tendaggi di velluto rosso. All'interno della stanza le fiaccole illuminavano l'arco costruito al suo interno. [...]

Dinnanzi a questo semplice arco se ne stavano tre individui, fermi ed immobili come l'arco stesso.

Il primo individuo era una donna dai folti capelli biondi a morbide onde che arrivavano quasi fino alla base della schiena. La donna indossava un semplice e candido abito bianco che le lasciava scoperte le braccia la cui pelle era bianca come la neve. Dalle spalle della donna due grandi ali, anch'esse bianche, rimanevano mollemente ripiegate toccando il pavimento della stanza, anch'esso di marmo bianco come l'arco e tutto il resto del tempio.

Il secondo era un uomo, un guerriero, che indossava una rilucente armatura argentea e un mantello nero, che scendeva fino a terra. Sul mantello erano state ricamate due ali argentee. Al fianco il guerriero portava una grande spada a due mani, la cui elsa era riccamente lavorata. I capelli dell'uomo, neri e irsuti, gli scendevano sin quasi alle spalle.

Il terzo individuo era un vecchio dai lunghi e candidi capelli bianchi, con indosso una tunica color avorio, appoggiato ad un bastone di legno che sembrava noce. Nella mano libera stringeva un vecchio e spesso libro sgualcito.

“Amel, sai perché sei qui?” chiese la donna, la cui voce era cristallina come una sorgente di montagna.

“Si, mia signora” rispose il guerriero, con voce profonda.

“Diverrai il guerriero immortale. Sarai il protettore di tutte le genti e di tutti i pianeti. Ovunque ci sarà bisogno tu andrai” disse la donna. “Diverrai immortale, una creatura al di fuori del tempo, la morte stessa non potrà nulla contro di te. La tua forza e le tue capacità saranno illimitate” proseguì.[...]


Erano passati una decina di anni da quando Sewars era ritornato un rigoglioso e pacifico pianeta, dopo la devastazione che Balak aveva portato con se, nel suo folle tentativo di raggiungere l'immortalità e l'infinita conoscenza.

Tutto era tornato al suo posto, e gli eroi che avevano intrapreso la difficile missione ora conducevano un'esistenza tranquilla, fatta di giornate pacificamente scandite dalla regolarità del tempo e dalla routine. Solo di tanto in tanto gli antichi ricordi delle battaglie passate bussavano alla porta delle loro menti, riportandoli per breve tempo indietro.

Se per gli altri la vita era andata avanti, per Treika c'era ancora qualcosa di sospeso, qualcosa che non le dava pace, che la portava inevitabilmente a vagare tra gli alberi nel regno dell'Alfrosia e ritornare a visitare quella radura.

Treika vi si fermò, osservando il sarcofago di vetro posato sull'erba verdeggiante, scossa di tanto in tanto da una leggera brezza. Al suo interno giaceva il corpo di Ren, immutato, inalterato, al di fuori del tempo stesso. [...]

Era l'oscurità. Sentiva i demoni attorno a lui muoversi, agitarsi, lottare. Combattevano sempre tra loro, per vedere chi fosse il più forte, per affermare la loro supremazia. Era stato così anche con lui quando era giunto nel mondo dei demoni.


Era l'oscurità. Sentiva i demoni attorno a lui muoversi, agitarsi, lottare. Combattevano sempre tra loro, per vedere chi fosse il più forte, per affermare la loro supremazia. Era stato così anche con lui quando era giunto nel mondo dei demoni.[...]

Alla fine avevano smesso di attaccarlo, avevano compreso la sua forza e il suo potere. Alcuni lo temevano, altri lo consideravano un loro pari, altri ancora lo ignoravano. A lui non importava cosa i demoni pensassero di lui, gli interessava solo che lo lasciassero in pace.

Non aveva tempo da perdere con loro, benché in effetti di tempo ne avesse in abbondanza: aveva qualcosa di molto più importante su cui riflettere. Il tempo trascorso nel piano demoniaco, un regno di oscurità e caos, non aveva cancellato quello che gli avevano fatto.

Lei lo aveva reso così, e lei avrebbe dovuto pagarne il prezzo, pensava che imprigionarlo lì lo avrebbe fermato, ma era solo questione di tempo, e lui di tempo ne aveva quanto ne voleva per compiere la sua vendetta. [...]


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